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La
Retinopatia Diabetica
Alberto Coppelli, Michele Aragona, Rosa Giannarelli
Nelle sue varie forme,
il diabete mellito colpisce il 2-5% della popolazione europea. In particolare,
il diabete mellito tipo 1, caratterizzato dalla assenza o, comunque, marcata
riduzione della secrezione insulinica endogena, rappresenta circa il 10%
dei casi di diabete, mentre il diabete tipo 2, caratterizzato da una variabile
associazione di ridotta secrezione pancreatica dell'ormone e resistenza
periferica all'azione dell'insulina, rappresenta circa il 90% di tutti
i casi di diabete.
Un' indagine ISTAT eseguita in Italia negli anni 1987-91 ha stimato in
circa 2.000.000 il numero dei pazienti diabetici presenti nel nostro Paese
(3%). A questa quota deve poi essere aggiunto il numero delle persone
che sono affette da diabete mellito senza saperlo (stimabile in oltre
1.000.000). Il costo sociale, diretto e indiretto del diabete mellito
è enorme: circa 20 miliardi di dollari per anno negli Stati Uniti.
In alcuni paesi occidentali, quali il Regno Unito e la Francia, circa
il 5% della spesa sanitaria è destinato alla terapia del diabete
e delle sue complicanze. In Italia stime recenti riportano una spesa annuale
per cure e ricoveri correlati al diabete mellito pari a circa 17 mila
miliardi.
Sebbene sia relativamente facile, con i mezzi terapeutici comunemente
usati (dieta, esercizio fisico, ipoglicemizzanti orali, insulina), mantenere
la glicemia entro limiti tali da non causare alcun particolare sintomo,
è tuttavia emerso con chiarezza negli ultimi anni che anche livelli
di iperglicemia modesta sono significativamente associati con lo sviluppo
delle complicanze croniche (micro-e/o macroangiopatiche) della malattia.
Stime recenti riportano che, dopo 20-30 anni di malattia, circa il 70%
dei pazienti affetti da diabete mellito tipo 1 ha sviluppato un qualche
grado di retinopatia e che, dopo 10-15 anni, circa il 40% dei pazienti
presenta nefropatia. La retinopatia e la nefropatia diabetiche rappresentano
le principali cause, rispettivamente, di cecità e uremia nei pazienti
di età inferiore ai 50 anni.
Epidemiologia della
retinopatia diabetica
Nell'ambito delle complicanze del diabete la retinopatia si colloca al
primo posto e la sua prevalenza e severità sono strettamente correlate
alla durata della malattia ed al grado del controllo metabolico.
In epoca pre-laser, dopo 40 anni di diabete mellito tipo 1, il 16% dei
pazienti aveva un visus inferiore a 1/10 e un altro 14% necessitava della
lente di ingrandimento per leggere il giornale. Almeno il 30-50% dei pazienti
affetti da diabete mellito risulta affetto da un qualche grado di retinopatia
diabetica che, a sua volta, è ad alto rischio nel 10% dei casi.
Ogni anno, negli USA, circa 250.000 diabetici sviluppano retinopatia ad
alto rischio. Si può ragionevolmente affermare quindi che da 30.000
a 50.000 diabetici italiani/anno si trovano nelle stesse condizioni.
In Italia risulta che la retinopatia sia la seconda causa di cecità
nella popolazione generale, preceduta dalla cataratta e seguita dalla
miopia. Se l'analisi viene limitata all'intervallo di età 20-70
anni la retinopatia rappresenta la prima causa di cecità. Circa
il 13% dei casi di cecità legalmente riconosciuta sono da attribuirsi
a retinopatia diabetica.
La retinopatia è rara nei primi 2-3 anni dalla diagnosi nei pazienti
con diabete tipo 1, mentre nei pazienti con diabete tipo 2, una proporzione
consistente (fino al 30%) presenta retinopatia già al momento della
diagnosi. Questo fatto è legato alla presenza, in quest'ultimi,
di iperglicemia già molto tempo prima della diagnosi.
Controllo metabolico
e retinopatia diabetica
Una grande quantità di studi ha ormai dimostrato in maniera inconfutabile
il fondamentale ruolo eziopatogenetico dell'iperglicemia cronica nello
sviluppo e nella progressione delle complicanze croniche nei pazienti
affetti da diabete mellito. Da ciò consegue che il mantenimento
della glicemia ad un livello il più possibile prossimo ai valori
di normalità, fin dall'esordio del diabete, è condizione
insostituibile per prevenire la comparsa e la progressione delle complicanze
micro e macroangiopatiche.
Storia naturale della retinopatia diabetica
La storia naturale della retinopatia diabetica passa attraverso 5 fondamentali
eventi patologici:
1) formazione di microaneurismi
2) aumentata permeabilità vascolare
3) occlusione vascolare
4) formazione di neovasi e proliferazione di tessuto fibroso sulla superficie
della retina e del disco ottico
5) retrazione del tessuto fibroso e del vitreo
Alla base della retinopatia
diabetica si riscontra un diffuso danno dei capillari retinici, a carico
dei quali si può riscontrare ispessimento della membrana basale
dell'endotelio, deposizione di materiale ialino e sclerosi della parete
con perdite di periciti in numerosi tratti dei capillari.
L'occlusione vascolare e l'aumentata permeabilità vascolare vengono
ritenute le principali vie patogenetiche delle alterazioni retiniche.
Le occlusioni vascolari causano aree di non perfusione retinica e dilatazioni
focali e generalizzate dei vasi ancora pervi. Le dilatazioni focali assumono
l'aspetto di microaneurismi, che spesso circondano le aree di non perfusione.
I vasi dilatati sono fragili e permeabili alle molecole circolanti facilitando
così la formazione di emorragie e la fuoriuscita di lipidi e colesterolo
fra le fibre nervose della retina, con formazione di essudati duri, a
margini netti, di color giallo-brillante, mentre in corrispondenza delle
aree ischemiche e delle zone infartuali si producono lesioni dall'aspetto
cotonoso, bianco-grigiastre e a margini sfumati: i cosiddetti "cotton
wools". Queste lesioni configurano il quadro della retinopatia background
o non proliferante. Quando emorragie retiniche multiple si associano a
lesioni cotonose ed irregolarità del decorso venoso con dilatazioni
segmentarie e formazione di anse (venous beadings e loops) siamo di fronte
ad una retinopatia pre-proliferante. Nelle fasi più evolute della
malattia l'ischemia ingravescente è responsabile di una eccessiva
risposta neovascolare con formazione di capillari a partenza dai vasi
venosi della papilla o dalla retina periferica, neovasi che essendo molto
fragili tendono a sanguinare facilmente, dando luogo ad emorragie preretiniche.
I neovasi e le emorragie sono seguiti dallo sviluppo di tralci fibrosi,
che per effetto della trazione esercitata sulla retina ne possono causare
il distacco, portando così alla perdita permanente del visus.
La retinopatia diabetica
viene clinicamente distinta in due stadi:
1) Retinopatia non proliferante (lieve, moderata o severa);
2) Retinopatia proliferante.
In aggiunta, l'edema maculare può essere presente in ognuno di
questi stadi.
Nella figura 1 potete vedere
un fundus oculi in cui non è riscontrabile la presenza di alcuna
lesione riferibile a diabete.
Il primo stadio (Retinopatia diabetica non proliferante, figura
2) può a sua volta essere distinto in 3 sottogruppi:
a) Lieve;
b) Moderato;
c) Severo.
Una accurata stadiazione della forma non proliferante è estremamente
importante poichè la progressione verso la forma proliferante è
strettamente correlata con il grado di severità del quadro non
proliferante.
Il secondo stadio (Retinopatia diabetica proliferante, figura
3) è definito dalla comparsa di neovasi della retina e/o del
disco ottico, da proliferazioni fibrovascolari ed emorragie vitreali (figura
4).
Una cosa molto importante da tenere presente è che lesioni a carico
della retina possono essere presenti senza che venga causato alcun disturbo
visivo. Alterazioni della vista si manifestano solo quando viene interessata
la macula (sede appunto della visione distinta). Ecco perché è
importante che un soggetto affetto da diabete mellito si sottoponga a
regolari controlli del fondo oculare.
Con quali strumenti
può essere valutato il fondo oculare?
A) L'oftalmoscopia diretta consente una buona valutazione del fondo oculare,
anche se tale metodica non consente la valutazione della parte più
periferica della retina.
B) La fotografia del fondo oculare (retinografia) consente di avere, per
ogni paziente, una documentazione delle immagini retiniche; in tal modo
è possibile confrontare le immagini tra loro e valutare l'effetto
di un eventuale trattamento.
C) L'oftalmoscopia binoculare indiretta consente di esplorare il 100%
della superficie retinica e individuare le zone che necessitano di una
più approfondita valutazione.
D) La fluorangiografia retinica, eseguita mediante iniezione endovenosa
di fluoresceina sodica e fotografie sequenziali del fondo oculare, consente
di valutare eventuali alterazioni morfo-funzionali dei vasi retinici.
Come si cura la
retinopatia diabetica?
Come per ogni malattia, in principal modo se è cronica come il
diabete, la miglior cura è rappresentata dalla prevenzione. Il
paziente con diabete mellito deve eseguire uno scrupoloso automonitoraggio
della glicemia mediante sticks adattando in tal modo la terapia in atto
(dieta, ipoglicemizzanti orali, insulina) ed eseguire regolari controlli
presso un Servizio di Diabetologia in modo da mantenere un buon controllo
glicemico, con valori di emoglobina glicosilata (HbA1c) prossimi ai valori
di normalità. Allo stesso modo deve tenere sotto stretto controllo
tutti quei fattori che potrebbero contribuire a peggiorare la situazione
retinica (ipertensione arteriosa, fumo di sigaretta, dislipidemie).
Nel momento in cui la retinopatia diabetica si è sviluppata ed
ha raggiunto un grado tale da richiedere un intervento terapeutico mirato,
la laser-terapia è l'unico presidio (soprattutto se eseguito precocemente)
in grado di rallentarne o prevenirne la progressione. Il laser è
un dispositivo in grado di emettere un raggio di luce (verde, rosso, infrarosso)
che, diretto sulle lesioni retiniche che vogliamo trattare, mediante effetto
termico, le coagula e chiude. La Fotocoagulazione può essere focale:
in questo caso spot di vari micron di diametro vengono indirizzati verso
le zone che all'esame fluorangiografico appaiono essere le responsabili
della diffusione del colorante. La Fotocoagulazione può essere
a griglia: in questo caso l'area da trattare è estesa e per questo
motivo il trattamento viene condotto mediante spot non confluenti disposti
a griglia. Non dobbiamo dimenticare che il trattamento laser nel caso
venga condotto in presenza di retinopatia proliferante consente di combattere
i fattori responsabili della neo-angiogenesi. La fotocoagulazione può
essere poi estesa a tutta la retina (fotocoagulazione panretinica).
Nei casi in cui la retinopatia sia particolarmente evoluta, le emorragie
abbiano interessato il Vitreo e i processi fibro-proliferativi determinino
trazioni sul piano retinico, può essere preso in considerazione
l'intervento di vitrectomia.
Vedi
diapositive
Presso il Centro
di Riferimento per il Diabete Mellito in età Adulta (diretto dal
Prof. Stefano Del Prato) è presente un Ambulatorio per lo screening
della retinopatia diabetica. Presso tale ambulatorio vengono eseguiti
esami del fondo oculare in pazienti diabetici (più di 2.000 visite
l'anno) utilizzando l'Oftalmoscopio diretto ed il Retinografo per eseguire
fotografie ed archiviare le immagini così ottenute.
L'Ambulatorio è
attivo tutti i giorni dalle ore 8 alle ore 13. Per accedervi è
necessario appuntamento telefonico al numero 050-995108
Presso tale Ambulatorio,
il martedì pomeriggio (a partire dalle ore 16:00), è presente
lo specialista oculista per i casi che richiedono specifica valutazione.
Le visite presso l'ambulatorio
vengono svolte da:
Dr.ssa Rosa Giannarelli, Dr. Alberto Coppelli, Dr. Michele Aragona
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