In una persona non diabetica (Figura
1), l’insulina viene prodotta dalle Isole di Langerhans del
pancreas ogni qualvolta l’organismo lo richiede. Abbiamo così:
- una quota definita “basale” (che ha la funzione di regolare
la produzione di glucosio da parte del fegato)
- una quota maggiore in occasione dei pasti.
Possiamo schematizzare in 3 punti i meccanismi attraverso cui l’insulina
esercita i propri effetti a livello delle cellule bersaglio:
1) legame al proprio recettore,
2) attivazione del recettore,
3) propagazione intracellulare del segnale.
Il recettore per l’insulina è costituito da due subunità
alfa aggettanti all’esterno della membrana cellulare e da due subunità
beta che si trovano sul versante intracellulare. Con il legame dell’insulina
alla subunità alfa, il recettore subisce una modifica conformazionale
che ne determina l’attivazione. Questo processo induce, a sua volta,
l’attivazione di varie proteine cellulari che, attraverso complesse
reazioni, propagano il segnale e fanno in modo che l’insulina possa
esercitare le proprie funzioni sul metabolismo e sulla crescita cellulare.
Nel soggetto con diabete tipo 1 (in cui la carenza di insulina è
dovuta alla distruzione autoimmune delle cellule beta delle isole di Langerhans)
si deve cercare di riprodurre il più fedelmente possibile la fisiologica
funzione dell’insulina, garantendo una adeguata insulinizzazione
basale e adeguati picchi insulinemici in occasione dei pasti.
Nel caso delle somministrazioni multiple effettuate con siringhe o penne:
- L’insulinizzazione al momento del pasto è assicurata dalla
dose di Insulina ad azione Rapida o Analogo dell’Insulina somministrata
prima di ogni pasto.
- L’insulinizzazione basale (quella che fornisce livelli insulinemici
nel periodo di digiuno) si ottiene somministrando Insulina ad azione Intermedia
o Lenta.
I microinfusori (o pompe) per insulina sono dispositivi
che consentono l’infusione continua dell’ormone nel tessuto
sottocutaneo (Continuous Subcutaneous Insulin Infusion o CSII). La terapia
con CSII si fece strada negli anni ’60 con apparecchi voluminosi
e pesanti che consentivano la somministrazione di insulina per via endovenosa.
Agli inizi degli anni ’90, dopo la dimostrazione del ruolo fisiopatologico
della iperglicemia cronica nella patogenesi delle complicanze croniche
legate al diabete e dell’importanza del trattamento intensivo del
diabete sulla prevenzione primaria e secondaria delle complicanze croniche
del diabete tipo 1, la terapia con CSII ha suscitato rinnovato interesse,
soprattutto per la disponibilità di microinfusori sempre più
maneggevoli, sicuri ed efficaci.
Un ulteriore e significativo impulso alla diffusione di tale presidio
è stato dato, negli ultimi anni, dall’avvento di analoghi
ad azione rapida dell’insulina, che appaiono particolarmente versatili
per il loro più rapido assorbimento nella sede di somministrazione,
la maggior termostabilità e la ridotta tendenza alla precipitazione.
La farmacocinetica degli analoghi li rende più simili all’insulina
endogena.
Il microinfusore consente di somministrare in maniera continua Insulina
nel tessuto sottocutaneo. Viene utilizzata solo Insulina Regolare o Analogo
dell’Insulina, somministrati secondo due modalità:
- Infusione Basale: a partire da una velocità di 0,1 UI/h ottenendo,
a seconda dei dispositivi, da 6 a 48 diverse velocità d’infusione
nelle 24h.
- Infusione in Boli: ottenuta su comando del soggetto in occasione dei
pasti o per correggere episodi di iperglicemia inattesa.
I modelli maggiormente utilizzati in Italia sono, attualmente, prodotti
dalla MiniMed Inc. (www.minimed.com) e dalla Disetronic Medical System
(www.disetronic.com). I microinfusori (Figura
2) hanno dimensioni e peso minimi. Le batterie permettono una autonomia
variabile da 2 settimane a circa 2 mesi. L’infusione continua avviene
attraverso un motore meccanico (Disetronic) o a solenoide (MiniMed) che
eroga l’insulina contenuta in un apposito serbatoio (cartuccia).
Sia le funzioni del motore che quelle elettroniche sono controllate da
microprocessori e i set infusionali sono realizzati in materiali insulino-compatibili
(polietilene, teflon, ecc) che riducono l’incidenza di precipitazione
ed adesione insulinica possibili cause di occlusione del set di infusione.
Rispetto ai modelli precedenti, i nuovi microinfusori sono dotati di allarmi
che si attivano in caso di problemi tecnici di funzionamento (occlusione
del set di infusione, serbatoio vuoto, esaurimento delle batterie, ecc).
Attualmente i vantaggi della CSII sono soprattutto farmacocinetici e legati
alla maggiore flessibilità terapeutica, soprattutto per la possibilità
di impiegare insulina ad azione rapida. La terapia con CSII può
consentire, inoltre, un maggior adeguamento della terapia insulinica alle
abitudini di vita del paziente. La somministrazione di insulina può
essere, infatti, variata in risposta alla modificazione dell’assunzione
dei pasti (che possono essere ritardati o non consumati senza alterare
il controllo delle glicemie), dell’esercizio fisico e degli orari
di lavoro.
I più stabili livelli glicemici e la possibilità di variare
la quantità di insulina somministrata in base al fabbisogno, comportano
anche un minor rischio di ipoglicemia. Non a caso l’uso della CSII
riduce gli eventi ipoglicemici, senza modificazioni dei livelli di emoglobina
glicosilata.
L’uso dei microinfusori può inoltre risultare utile nei soggetti
che presentino estrema sensibilità all’insulina (dose giornaliera
<20UI o 0.4 UI/Kg) poiché permette una conveniente somministrazione
di frazioni di unità di insulina.
I potenziali rischi della terapia con CSII, peraltro segnalati sempre
meno frequentemente con i nuovi apparecchi, sono rappresentati da possibili
complicanze acute quali iperglicemia, chetoacidosi, ipoglicemia. Rari
sono poi i processi infettivi nella sede di somministrazione dell’insulina
specialmente dopo l’introduzione di ago-cannule in materiale biocompatibile
che hanno sostituito i set infusionali che utilizzano aghi sottocutanei.
L’ago-cannula ha un’anima in metallo che permette l’introduzione
della cannula; dopo l’introduzione, la parte metallica viene sfilata,
e nel sottocute resta solo la cannula in materiale biocompatibile.
Malgrado queste indubbie potenzialità, poche informazioni sono
disponibili sull’uso di tale forma di terapia nel nostro Paese anche
se, negli ultimi anni, si è assistito ad un progressivo e sensibile
aumento dell’utilizzo della CSII nella terapia del paziente con
diabete tipo 1.
Le indicazioni e le controindicazioni per l’utilizzo
della CSII sano quelle riportate nella Figura
3.
Motivazione, maturità ed accettazione della malattia diabetica
sono importanti fattori di screening dei pazienti da indirizzare verso
la CSII. I pazienti devono essere consapevoli che tale terapia impone
l’uso di frequenti autodeterminazioni della glicemia e la necessità
di rimanere in stretto contatto con l’Istituzione presso la quale
la pompa è stata applicata. Si richiedono, inoltre, livello intellettuale
e capacità fisiche per assimilare le conoscenze, ed eseguire le
tecniche necessarie all’impiego della pompa.
I pazienti dovranno essere inoltre in grado di fronteggiare situazioni
di emergenza quali iperglicemie o ipoglicemie inattese ed avere la capacità
di risolvere problemi tecnici e di gestione.
Pazienti con problemi psichiatrici o con problemi psicologici (ad esempio
la paura di far sapere di essere diabetico, il desiderio di nascondere
il microinfusore, ecc.) sono da escludere dalla terapia con CSII.
Dopo la selezione, occorre illustrare al paziente i vantaggi, gli svantaggi
e gli obiettivi terapeutici del trattamento con CSII. Oltre agli aspetti
tecnici dell’impiego del microinfusore, devono essere fornite indicazioni
riguardanti norme igieniche da seguire, soprattutto per quanto riguarda
la sede di impianto dell’ago-cannula, la gestione delle ipoglicemie
e delle iperglicemie, il comportamento da tenere nei giorni di malattia
e durante esercizio fisico. Occorre inoltre che il paziente sappia instaurare
una terapia insulinica iniettiva qualora la pompa fosse malfunzionante
o in quelle situazioni che vedono una rimozione temporanea della pompa.
Alla luce di tutto ciò si raccomanda un periodo di ricovero in
regime di Day Hospital o ricovero ordinario presso la struttura che si
farà carico di tale forma di terapia, onde fornire tutte le informazioni
necessarie e procedere infine all’avvio del trattamento (Figura
4).
L’esperienza del nostro Centro (Figura
5) nell’ambito dell’applicazione dei microinfusori per
la somministrazione sottocutanea continua di insulina ha avuto inizio
nel 1998. Da allora (dati aggiornati al 31 ottobre 2002) sono stati valutati
circa 220 pazienti affetti da diabete mellito come possibili candidati
alla terapia con CSII. Di questi, 150 sono stati esclusi (le cause principali
di esclusione sono state: indisponibilità dei pazienti ad intraprendere
tale forma terapeutica per problemi psichici, paura di far sapere di essere
diabetico, incapacità ad apprendere il funzionamento della pompa,
indisponibilità ad eseguire accurato autocontrollo della glicemia),
mentre 70 sono attualmente in terapia con CSII. Di questi, 51 soggetti
sono seguiti presso il nostro centro; le caratteristiche cliniche, le
indicazioni al trattamento e i parametri metabolici al momento dell’applicazione
del microinfusore sono riportati rispettivamente nelle Figure
6, 7 e 8.
Dopo l’applicazione del microinfusore abbiamo assistito ad un significativo
miglioramento della glicemia a digiuno e della HbA1c con una riduzione
del fabbisogno insulinico giornaliero (Figure
9, 10 e 11);
tale sensibile miglioramento viene confermato anche a 2 anni dall’applicazione
del microinfusore. Il numero delle ipoglicemie lievi si è ridotto
dopo l’inizio della terapia con microinfusore e nessun episodio
di ipoglicemia severa o di chetoacidosi si è verificato durante
CSII (Figura 12). Tutti i pazienti
hanno inoltre mantenuto un peso stabile (Figura
13).
I nostri risultati, in accordo con la letteratura internazionale, indicano
che la terapia con microinfusore, in pazienti selezionati, comporta indubbi
vantaggi per quanto riguarda il trattamento del diabete. Stiamo valutando
inoltre l’impatto del controllo glicometabolico ottenuto dopo l’applicazione
del microinfusore sullo sviluppo e/o progressione delle complicanze croniche
correlate al diabete.
In particolare, riassumendo, dopo l’inizio di CSII abbiamo ottenuto
una significativa riduzione di:
- Glicemia a digiuno
- HbA1c
- Fabbisogno insulinico giornaliero
- Numero e gravità degli episodi di ipoglicemia
Tuttavia, tale trattamento, seppur in continuo e costante
aumento, verosimilmente per problemi di costo è tuttora praticato
in un numero limitato di pazienti se si rapporta al numero di persone
con diabete mellito tipo 1 che potrebbero potenzialmente trarre beneficio
da tale tipologia di trattamento. Altro motivo che può spiegare
il limitato uso di CSII è il fatto che la Struttura che segue il
paziente deve dare disponibilità continua (24 ore su 24) in caso
di necessità (come segnalato dalla circolare del 19 aprile 1988
del Ministero della Sanità), come peraltro avviene presso il nostro
Centro.
Per coloro che fossero interessati a saperne di più,
e per tutti coloro che desiderassero contattarci per un qualunque problema
relativo alla terapia del diabete, si forniscono alcuni riferimenti:
dr. Piero Marchetti, tel 050.995110/103, mail marchant@immr.med.unipi.it
dr.ssa Rosa Giannarelli, tel 050.995108/103, mail giannaro@immr.med.unipi.it
dr. Alberto Coppelli, tel 050.995108/103
dr. Michele Aragona, tel 050.995108/103
La carta dei Servizi
- L’ambulatorio per la valutazione dei pazienti
affetti da diabete mellito che potrebbero trarre beneficio dalla terapia
mediante microinfusore viene svolto tutti i venerdì a partire dalle
ore 15 (previo appuntamento ai numeri di telefono sopra forniti) presso
il nostro Centro (il paziente deve presentarsi con impegnativa del medico
curante).