Gli
individui adulti affetti da diabete presentano una mortalità annuale del 5.4% (un valore doppio rispetto a quello degli adulti
non-diabetici), e la loro spettanza di vita è ridotta
in media di 5-10 anni. Sebbene l'aumentata mortalità
appare in gran parte dovuta alle malattie cardiovascolari,
anche la mortalità associata a cause non-cardiovascolari
è elevata. La diagnosi di diabete si associa immediatamente
con un incremento del rischio di sviluppare diverse complicanze
cliniche che sono in genere irreversibili e secondarie a
danno microvascolare e macrovascolare. La durata del diabete
rappresenta un importante fattore nella patogenesi delle
complicanze, ma altri fattori di rischio -ad esempio, ipertensione,
fumo e ipercolesterolemia- interagiscono con il diabete
nel determinare l'evoluzione clinica della microangiopatia
e della macroangiopatia.

Rischio
di morbidità associato con il diabete mellitod
| Complicanze |
Rischio
relativo |
| Cecità |
20
|
| Insufficienza
renale cronica |
25
|
| Amputazioni |
40
|
| Infarto
miocardico |
2-5
|
| Ictus |
2-3
|
| *
confronto con soggetti non diabetici |
|
Le comlicanze
aterosclerotiche spiegano
largamente l'eccesso di mortalità nei pazienti diabetici.
Nello studio UKPDS, gli eventi cardiovascolari fatali erano
70 volte più frequenti rispetto alle morti causate
da complicanze microvascolari. La relazione tra livelli
glicemici ed eventi cardiovascolari appare meno forte rispetto
a quanto si osserva per le complicanze microvascolari; il
fumo, la pressione arteriosa, la proteinuria ed i livelli
di colesterolo sono fattori di rischio più rilevanti
per le complicanze aterosclerotiche nei pazienti diabetici.

Complicanze vascolari
del diabete
| Microvascolari |
Macrovascolari |
|
|
| Retinopatia |
Cardiopatia
ischemica |
| Nefropatia |
Ictus |
| Neuropatia |
Vasculopatia
periferica |
| |
|
L'iperlipidemia non è più frequente nei diabetici di tipo 1 con
buon controllo metabolico rispetto alla popolazione generale.
Nei pazienti di tipo 2, il livello del colesterolo è
simile a quello dei non-diabetici, ma questo tipo di diabete
spesso si associa ad un profilo lipoproteico più
aterogeno, in particolare più bassi livelli di colesterolo
HDL e maggiori concentrazioni di LDL piccole e dense.
L'ipertensione interessa almeno la metà dei diabetici. Nello studio
UKPDS uno stretto controllo pressorio (144/82 mmHg) si associava
ad un significativa riduzione del rischio di ictus (44%),
insufficienza cardiaca (56%), e morte associata a diabete
(32%), così come ad una riduzione delle complicanze
microvascoalri (34% di riduzione della progressione della
retinopatia diabetica). Un terzo dei pazienti ha richiesto
3 o più farmaci antiipertensivi per raggiungere l'obiettivo
pressorio inferiore a 150/85 mmHg. In un altro studio recente
(HOT study) la frequenza di eventi cardiovascolari nei pazient
con diabete tipo 2 si riduceva in misura significativa quando
venivano impiegati più farmaci per raggiungere il
target pressorio inferiore a 80 mmHg.

Markers
di mortalità cardiovascolare
| Diabete
Tipo 1 |
Diabete
Tipo 2 |
| |
|
| Nefropatia |
Presenza
di malattia coronarica |
| Ipertensione |
Proteinuria |
| Fumo |
Emoglobina
glicata |
| Microalbuminuria |
Ipertensione |
| Età |
|

Malattia
coronarica
L'incidenza e la
severità della malattia
coronarica sono maggiori nei pazienti diabetici, così come sono
diversi gli aspetti clinici che la caratterizzano. I maggiori
trials di prevenzione secondara come il 4S (Scandinavian
Simvastatin Survival Study) ed il CARE (Cholesterol And
Recurrent Events) hanno dimostrato il trattamento con statine
comporta un beneficio anche nei sottogruppi di pazienti
con diabete.

Caratteristiche
della malattia coronarica nei pazienti diabetci
| Aterosclerosi |
Infarto
miocardioco acuto |
Rivascolarizzazione |
|
|
|
| - Prevalenza
di malattia coronarica fatale e non fatale 2-20 volte
più alta che nei non-diabetici di pari età |
-Mortalità
intra-ospedaliera e a 6 mesi doppia rispetto ai non-diabetici |
- Percentuale
di sporavvivenza dopo angioplastica minore ripetto ai
non-diabetici |
| - Perdita
dell'effetto protettivo del sesso femminile |
- Complicanze
più frequenti (ad es. aritmie, insufficienza
cardiaca, morte) |
- Sopravvivenza
a 5 anni migliore dopo bypass (maggiore frequenza di
restenosi 81% vs 66%) |
| - Maggiore
incidenza di malattia multivasale |
- Percentuali
di reperfusione dopo trombolisi sovrapponibili a quelle
dei non-diabetici, ma probabilità di reocclusione
e reinfarto più elevate |
|
| - Più
frequente rottura di placca con angina instabile ed
infarto miocardico |
- Mortalità
ridotta infondendo glucosio ed insulina immediatamente
dopo infarto miocardico |
|
| - Lesioni
trombotiche più frequenti |
|
|
| |
|
|
Vasculopatia
periferica
Le lesioni aterosclerotiche degli
arti inferiori così come delle coronarie, tendono
ad essere più distali - ad esempio a livello delle
arterie tibiali - causando restringimenti multipli e diffusi
meno sucettibili di correzione mediante bypass o angioplastica.
Le calcificazioni della media (sclerosi di Mockeberg) è
frequente e può determinare incrementi falsamenti
positivi dell'indice presorio polso-caviglia. Tale indice
appare poco utilizzabile come test di screening nei apzienti
con diabete e claudicatio intermittens.
Ictus cerebrale
Circa l'85% degli ictus sono di
tipo aterotrombotico, il restante è di tipo emorragico
(10% emorragie cerebrali, 5% subaracnoidee). Il rischio
di ictus aterotrombotico è 2-3 volte più alto
nei diabetici, mentre la frequenza di ictus emorragico e
di attacchi ischemici transitori è simile a quella
dei non-diabetici. I pazienti con diabete sono più
sucettibili al danno cerebrale ischemico irreversibile rispetto
a quello reversibile, ed i piccoli infarti lacunari sono
più frequenti. I diabetici con ictus presentano una
maggiore mortalità ed un peggiore recupero neurologico
associato a disabilità più grave. Mantenere
un buono controllo glicemico immediatamente dopo un ictus
può contribuire a migliorare la prognosi, ma la sopravvivenza
a lungo termine è bassa a causa di una elevata probabilità
di recidiva. Il trattamento antiipertensivo è efficace
nella prevenzione dell'ictus.
Monitoraggio
e trattamento
L'identificazione dei pazienti con
elevato rischio di sviluppare eventi cardiovascolari necessita
di un più efficace uso delle risorse e degli interventi.
Le carte di predizione del rischio o gli algoritmi su software
commerciali o disponibili sulla rete possono essere un valido
aiuto per mettere in pratica le indicazioni derivanti dai
maggiori trials clinici e delle conferenze di consenso.
Tutti i pazienti dovrebbero sottorporsi
ad uno screening annuale per, prevenire, identificare e
curare le complicanze macrovascolari.

Raccomandazioni
per la prevenzione della malattia coronarica
| |
Controllo
glicemico
|
Controllo
pressorio
|
Controllo
dei lipidi
|
| |
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|
|
| Target |
HbA1c
< 7% |
<
140/80 mmHg in assenza di complicanze vascolari |
Nei
pazienti con CH LDL-C < 100 mg/dl |
| |
Glicemia
a digiuno 80-120 mg/dl |
<
130/80 mmHg in presenza di complicanze vascolari |
Prevenzione
primaria se il rischio di CHD a 10 anni è >30% |
| |
|
|
|
| Terapia |
Metformina
(prima scleta se BMI >25) |
ACE
inibori: renoprotezione ma cautela in presenza di stenosi
arteria renale (17% dei diabetici) |
Statine
(monitoraggio periodico di transaminasi, gamma-gt, CPK) |
| |
Sulfaniluree |
Diuretici |
|
| |
Associazioni |
Beta-bloccanti |
|
| |
Acarbosio |
Ca-antagonisti
long acting |
|
| |
Insulina |
50%
dei pazienti richiedono oltre 3 farmaci per un controllo
ottimale |
|
| |
Terapia
mista |
|
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| |
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|
Argomenti
di dibattito nel monitoraggio delle complicanze
Il valore della misurazione della
microalbuminuria nei pazienti di tipo 2 appare meno chiara
rispetto a quelli di tipo 1.
La presenza di ipertrofia ventricolare
sinistra è un forte predittore di eventi cardiovascoalri,
ma lo screening mediante ecocardiografia o ECG spesso non
rientra nella valutazione annuale di routine.
A differenza del colesterolo totale
e LDL ed del rapporto colesterolo LDL/HDL, l'importanza
dei trigliceridi nell'ambito del profilo di rischio del
diabete tipo 2 è poco chiara. Si suggerisce, comunque,
la sua valutazione dal momento che spesso può dare
utili informazioni su potenziali alterazioni in senso aterogeno
di altre classi lipoproteiche.
Il trattamento
integrato
Il trattamento del paziente diabetico,
in particolare del paziente con complicanze vascoalri, deve
coinvolgere diverse professionalità. Un approccio
sistematico, integrato e collaborativo deve essere sviluppato
a livello regionale, con chiare linee di comunicazione e
tramite l'adozione di linee guida per la diagnosi ed il
trattamento in accordo con le indicazioni nazionali correnti.

rmiccoli@immr.med.unipi.it
Centro
Regionale di Riferimento per il Daibete dell'Adulto
- Dipartimento di Endocrinologia e Metabolsimo, Ospedale
di Cisanello - PISA